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Itinerario 10 · a piedi

Dorsoduro Ovest: San Sebastiano e i Carmini

Un percorso a piedi con 83 tappe, da Piazza San Marco a Palazzo Mocenigo Gambara.

Le tappe

  1. Piazza San Marco

    È l’unico spazio di Venezia chiamato «Piazza» — tutti gli altri sono campi — perché unica voleva essere anche nel nome.

  2. Porticato dell'Ala Nuovissima Napoleonica

    Il lato corto di Piazza San Marco, di fronte alla Basilica, è chiuso dall’Ala Nuovissima, detta Napoleonica.

  3. Chiesa scomparsa di San Geminiano

    Volta le spalle alla Basilica e guarda il lato corto della Piazza: l’Ala Napoleonica chiude oggi lo spazio dove per due secoli e mezzo sorse San Geminiano, la chiesa che Jacopo Sansovino completò nel 1557 e amò tanto da sceglierla come sua tomba.

  4. Frezzeria

    Stretta e sempre affollata, la Frezzeria disegna una L tra la Fenice e Piazza San Marco: fino al 1863, prima che il Bacino Orseolo offrisse una via più diretta, era il collegamento più rapido tra Campo San Luca e la Piazza.

  5. Campo San Fantin

    A metà strada fra San Marco, il Rialto e l’Accademia, Campo San Fantin è il cuore teatrale di Venezia: qui la chiesa del tardo Rinascimento — che per secoli si intitolò anche a Santa Maria delle Grazie — si fronteggia con il colonnato del Teatro La Fenice, e l’accostamento non è casuale: per secoli da questo campo si usciva in maschera verso il teatro e si rientrava a notte fonda.

  6. La Chiesa di San Fantino

    Campo San Fantin è uno dei fulcri più densi di storia della città: da un lato la facciata neoclassica del Teatro La Fenice, tempio dell’opera inaugurato nel 1792 e due volte risorto dalle proprie ceneri; dall’altro la chiesa di San Fantino, millenaria, ricostruita nel Cinquecento con diecimila ducati lasciati dal cardinale Zeno — e a eseguire la sua volontà ci pensò il Senato.

  7. Calle della Fenice

    Calle de la Fenice corre alle spalle del Gran Teatro, tra il sottoportico della Malvasia Vecchia a San Fantin e il ponte di San Cristoforo, sul ciglio del rio delle Veste.

  8. Campiello Mario Marinoni

    Dietro il fianco nord del Teatro La Fenice si apre un quadratino di pietra tra Campo San Fantin e il rio della Verona che per secoli è stato soltanto il campiello del teatro: la nizioletta lo chiama ancora «Campiello Marinoni o de la Fenice», e il vecchio nome è rimasto appiccicato.

  9. Fondamenta, Ponte e Sottoportico San Cristoforo

    Dietro il Teatro La Fenice il rio della Verona curva stretto tra i muri, e qui si allineano tre pezzi del vocabolario veneziano: la fondamenta, il ponte e il sottoportego di San Cristoforo — il gigante che portò il Bambino oltre il fiume e divenne il santo dei viandanti, patrono naturale di chi attraversa l’acqua.

  10. Ponte dei Calegheri
  11. Ramo e Campiello dei Calegheri

    Un ponte di pochi gradini, una svolta, e il frastuono attorno alla Fenice resta alle spalle: il Campiello dei Calegheri è uno di quei cortili nascosti dove Venezia sembra fermarsi.

  12. Il Teatro La Fenice

    Su Campo San Fantin, sobria tra le case, si apre la facciata neoclassica del teatro lirico più famoso di Venezia: la Fenice, nata nel 1792 dal progetto di Giannantonio Selva per una società di palchettisti che aveva perso il suo teatro — e che scelse il nome dell’uccello che rinasce dalle proprie ceneri.

  13. Calle del Piovan o Gritti

    Questa calle corta e silenziosa lega la Fondamenta della Fenice al Campo di Santa Maria Zobenigo: due minuti di cammino nel quartiere dietro il teatro.

  14. Campo Santa Maria del Giglio e la sua Chiesa

    Al fondo di Calle Larga XXII Marzo si apre il Campo di Santa Maria del Giglio — in veneziano Zobenigo, dal nome degli Iubanico che la fondarono nel X secolo.

  15. Palazzo Malipiero (della Feltrina)

    Dietro la chiesa di Santa Maria del Giglio si apre un campiello minuscolo, uno di quei ripari segreti che Venezia regala a chi esce dalle rotte battute.

  16. Palazzo Corner della Ca' Grande

    Sulla sponda destra del Canal Grande, tra la Casina delle Rose e il rio di San Maurizio, il Palazzo Corner della Ca’ Grande interrompe il ritmo delle case gotiche con una mole di pietra romana: bugnato rustico al piano terreno, ordini ionico e corinzio ai piani nobili, larghi terrazzi-loggia dove i vuoti prevalgono sui pieni.

  17. Palazzo Zaguri

    A chiudere Campo San Maurizio verso est sta uno dei più bei gotici privati di Venezia: Palazzo Zaguri, che nacque come Palazzo Pasqualini tra la fine del Trecento e il Quattrocento, per volontà di una famiglia di ricchi mercanti di seta venuti da Milano.

  18. Campo San Maurizio

    Un ampio campo di aristocratica quiete, a due passi da Santo Stefano eppure fuori dalle correnti turistiche: lo chiude a nord la facciata neoclassica della chiesa di San Maurizio, oggi sede del Museo della Musica, mentre ai lati si affiancano palazzi che raccontano secoli diversi — il tardogotico Palazzo Zaguri a est, i quasi gemelli Palazzi Molin e il cinquecentesco Palazzo Bellavite a ovest, la cui facciata fu dipinta dal Veronese e dove visse il poeta Giorgio Baffo, raccontato nella scheda del palazzo.

  19. La Scuola degli Albanesi

    Su calle del Piovan, a due passi da campo San Maurizio, una facciata scolpita racconta la storia di un popolo in fuga: qui era la Scuola di Santa Maria e San Gallo degli Albanesi, la confraternita degli albanesi di Venezia — ’scola’, perché non era solo un luogo di culto, ma di incontro, studio e mutuo soccorso.

  20. Il Campo di Santo Stefano e il Monumento a Tommaseo

    Campo Santo Stefano, che sulle targhe si chiama Campo Francesco Morosini, è uno dei campi più grandi di Venezia: una lunga piazza a forma di L che dal fianco gotico della chiesa di Santo Stefano corre fino a San Vidal e al Ponte dell’Accademia.

  21. Campo San Vitale

    Campo San Vitale — che i veneziani chiamano più spesso Campo San Vidal — è un piccolo spiazzo di passaggio nel sestiere di San Marco, incastrato tra la vastità di Campo Santo Stefano e la testa del ponte dell’Accademia.

  22. Il Ponte dell'Accademia

    Il Ponte dell’Accademia è uno dei quattro ponti sul Canal Grande e forse il belvedere più famoso di Venezia: dal culmine lo sguardo corre da un lato fino al Bacino di San Marco e alla mole della Salute, dall’altro alla «volta de Canal».

  23. Il Complesso della Carita e le Gallerie dell'Accademia

    Tra il Ponte dell’Accademia e la sponda del Canal Grande si distende il complesso della Carità: chiesa, convento e sede della più antica delle sei Scuole Grandi di Venezia.

  24. Rio Terrà della Carità

    Questa strada ampia e dritta, così strana nel tessuto stretto di Dorsoduro, è un fiume travestito: il Rio Terrà della Carità, un canale interrato che dal Campo della Carità scendeva verso il rio di San Trovaso, segnando il confine orientale dell’antica insula di Santa Maria della Carità.

  25. Ponte di San Trovaso

    Al centro del rio di San Trovaso — il canale che taglia Dorsoduro in linea quasi retta dalla Giudecca al Canal Grande — questo ponte di pietra e mattoni porta ancora la data della sua nascita: MDXXXII, 1532, incisa sulla ghiera accanto a un leone di San Marco in moeca che i francesi scalpellaron via dopo il 1797.

  26. Palazzo Brandolin

    Sulla fondamenta Toffetti, di fronte allo squero dove nascono le gondole, questo palazzo cinquecentesco affacciato sul rio di San Trovaso sembra oggi uno dei tanti edifici sobri di Dorsoduro.

  27. Campo San Trovaso

    Questo campo di Dorsoduro si sviluppa su due livelli: una parte verde con gli alberi e un caratteristico rialzo al centro.

  28. La Chiesa di San Trovaso e lo Squero Storico

    In un campo alberato e silenzioso di Dorsoduro sorge la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, che i veneziani chiamano da sempre San Trovaso: una storpiatura dialettale che ha fuso i due nomi in uno solo.

  29. Palazzo Nani

    Sulla Fondamenta Nani, a due passi dal Campo di San Trovaso e dal famoso squero dove nascono le gondole, questa facciata archiacuta del Quattrocento è uno degli edifici più antichi del rio. Fu palazzo dei Barbarigo — la famiglia dei due dogi fratelli, Marco e Agostino, che qui, ricorda il Tassini, nacquero entrambi — e arrivò ai Nani come dote di nozze: Elena, figlia del doge Agostino, la portò al marito Giorgio Nani, e il figlio Bernardo fondò qui il ramo «di San Trovaso».

  30. Fondamenta Bonlini

    Una delle fondamente più fotografate di Dorsoduro corre lungo il rio di San Trovaso, tra il campo della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio e le Zattere, in un luogo che anticamente si chiamava Borgo di San Trovaso: il nome sopravvive nel Ponte di Borgo, che unisce la fondamenta a quella degli Ognissanti.

  31. La Chiesa degli Ognissanti

    Sulla quieta Fondamenta degli Ognissanti, nell’estremità occidentale di Dorsoduro, si leva una chiesa nata da un miracolo: qui si rifugiarono nel Quattrocento le monache cistercensi fuggite da Torcello insalubre, e qui, nel 1504, un’immagine della Madonna risplendette di lume celeste attirando l’intera città — e le elemosine per costruire la chiesa attuale, consacrata nel 1586.

  32. La Chiesa dei Gesuati e la Visitazione

    Sulle Zattere, in faccia al canale della Giudecca, si affiancano due chiese legate da una stessa storia: la piccola Santa Maria della Visitazione, la prima chiesa rinascimentale di Venezia, iniziata nel 1494, e la grandiosa Santa Maria del Rosario, detta dei Gesuati, eretta tra il 1726 e il 1736 da Giorgio Massari per i Domenicani subentrati ai soppressi Poveri Gesuati.

  33. Calle Trevisan

    Una calle e un sotoportico a Sant’Agnese, tra le Zattere e il rio degli Ognissanti, che prendono il nome dal palazzo Trevisan — «deturpato in mille modi» già ai tempi del Tassini, ma ancora in piedi con la facciata rivolta alla Giudecca.

  34. La Fondamenta delle Zattere e il Ponte della Calcina

    La Fondamenta delle Zattere è il lungo e solare lungomare di Dorsoduro, disteso per oltre un chilometro lungo la sponda del Canale della Giudecca, da Punta della Dogana fino alla Stazione Marittima.

  35. Palazzo Giustiniani Recanati

    Alle Zattere al Ponte Longo, al civico 1402, un severo palazzo cinquecentesco guarda il canale della Giudecca da quasi mezzo millennio senza aver mai cambiato davvero famiglia: lo costruì un ramo dei Giustinian legato per matrimonio ai Morosini, passò per via di sangue ai Recanati — famiglia di Badia Polesine ascritta al patriziato nel Seicento — e appartiene ancora oggi ai discendenti dei Giustinian Recanati.

  36. Palazzo Molin (alle Zattere)

    Sulle Zattere, di fronte al canale della Giudecca, Palazzo Molin ’dell’Adriatica’ mostra la sua bella facciata tardogotica ad archi acuti, eretta tra Quattro e Cinquecento su questa riva che la Repubblica lastricò dal 1519, da Santa Marta alla Dogana di Mare, perché vi approdavano le zattere cariche di legname.

  37. Scuola dei Luganegheri

    Alle Zattere, al civico 1473, un palazzo guarda il Canale della Giudecca con una nicchia in facciata: dentro c’è Sant’Antonio Abate, il santo col maialino ai piedi — ed è la firma dei suoi committenti, i luganegheri, i salumai di Venezia.

  38. Campo San Basegio

    Tra le Zattere e San Sebastiano, in uno dei quartieri più popolari di Dorsoduro, Campo San Basegio è la piazza di un paese: la vera da pozzo del 1558 al centro, i panni stesi, la trattoria con i tavoli fuori.

  39. La Chiesa di San Sebastiano

    Nel quieto campo di Dorsoduro si apre quella che molti chiamano la «cappella Sistina» di Paolo Veronese: San Sebastiano — «San Bastian», dicono i veneziani — la chiesa dei frati Gerolimini che il pittore trasformò, tra il 1555 e il 1570, nel più straordinario autoritratto collettivo della pittura veneta: soffitti, affreschi, organo, presbiterio e perfino le portelle del coro.

  40. Palazzo Ariani (poi Minotto)

    All’angolo della Fondamenta Briati, quasi di fronte alla chiesa dell’Angelo Raffaele, c’è uno dei palazzi gotici più antichi della città: Palazzo Ariani, tre piani di trafori trecenteschi che per secoli furono la casa di una famiglia vecchissima.

  41. Fondamenta del Soccorso

    Una riva quieta lungo il rio dei Carmini, tra San Sebastiano e la Fondamenta Briati.

  42. Fondamenta Briati

    Lungo il rio dei Carmini — che in questo tratto si chiama anch’esso Rio Briati — tra Campo Santa Margherita e San Sebastiano, la Fondamenta Briati deve il nome a un uomo che sfidò Murano: Giuseppe Briati, il maestro vetraio che nel 1739 ottenne dai Dieci il permesso di accendere una fornace per il cristallo nel centro di Venezia — la prima eccezione dopo quattro secoli e mezzo di divieto.

  43. Fondamenta Barbarigo

    Questa fondamenta corre lungo il rio dell’Angelo Raffaele — l’Anzolo Rafael dei veneziani, la chiesa che dà il nome all’acqua — nella parte più quieta e un tempo quasi campestre di Dorsoduro, dove il canale sfocia poco oltre nella Giudecca; e non va confusa con la Fondamenta Duodo o Barbarigo di Santa Maria Zobenigo.

  44. Campo dell'Angelo

    Nel cuore di Dorsoduro, raccolto intorno a una delle chiese più antiche di Venezia — che ha una storia di incendi e rinascite tutta sua —, Campo de l’Anzolo Rafael conserva ancora la sua vera da pozzo: porta una data precisa, 1349, ed è una delle più antiche vere della città rimaste al loro posto.

  45. La Chiesa dell'Angelo Raffaele

    In un angolo silenzioso di Dorsoduro, affacciata sul suo rio, la chiesa dell’Angelo Raffaele — l’Anzolo Rafael dei veneziani — è una delle fondazioni più antiche della città.

  46. Fondamenta di Lizza Fusina

    La Fondamenta di Lizza Fusina si affaccia sul rio di San Nicolò, nel sestiere di Dorsoduro, in un quartiere da sempre popolare, di pescatori, operai e scaricatori del porto.

  47. Chiesa di San Nicolò dei Mendicoli

    Nell’angolo più remoto di Dorsoduro, dove Venezia si faceva laguna e barena, San Nicolò dei Mendicoli è una delle chiese più antiche e più popolari della città: la prima fabbrica risale forse al VII secolo, coeva della cattedrale di Torcello, su un’isola che si chiamava Mendigola - a meno che «mendicoli» non ricordi semplicemente i mendici, la povera gente di pescatori e scaricatori che qui abitava: i Nicolotti, la fazione popolare rivale dei Castellani, che nella chiesa eleggeva il proprio «doge».

  48. La Chiesa e il Convento di Santa Teresa

    All’estremo lembo di Dorsoduro, dove i canali si fanno stretti e il silenzio è quasi totale, la Fondamenta delle Terese custodisce la storia di una ragazza prodigio: Maria Ferrazzo — nata nel 1623 da Lodovico e Maddalena Poli — che la peste del 1630 lasciò orfana a sette anni dei genitori e, pochi giorni dopo, anche dello zio che l’aveva accolta.

  49. Fondamenta dell'Arzere

    La Fondamenta de l’Arzere corre lungo il rio omonimo in Dorsoduro, tra il Ponte de le Terese e il nodo dei rii di Santa Maria Maggiore e Santa Marta.

  50. Campiello Terren

    Un campiello-lampo all’ultimo lembo occidentale della Venezia antica, nella contrada di San Nicolò dei Mendicoli: da una parte la Fondamenta d’Arzere, dall’altra la Calle dell’Olio, e poi il rio. Il nome è un documento urbanistico in miniatura: ’Terren’ vuol dire terreno, e terreno vacuo era qui — con qualche casetta diroccata — quando i Panizza lo acquistarono nel Seicento.

  51. Ponte Storto (al Campiello Terren)

    Un ponte di legno — struttura, ringhiere e tutto — che scavalca in obliquo il rio del Tentor, in un angolo quieto di Dorsoduro a due passi dalla chiesa e dal carcere di Santa Maria Maggiore.

  52. Chiesa di Santa Maria Maggiore

    A due passi da Piazzale Roma, affacciata sul suo rio — che qui si chiama anche «de le Procuratie» — sopravvive una chiesa che fu una delle gallerie più ricche di Venezia: Santa Maria Maggiore, sconsacrata da due secoli.

  53. Fondamenta delle Procuratie

    La Fondamenta delle Procuratie corre lungo il rio di Santa Maria Maggiore, nell’estremità occidentale di Dorsoduro, e chiude con la parallela Fondamenta dei Cereri un quartiere nato nel Cinquecento per la carità.

  54. Palazzo Rizzo

    Sulla fondamenta che corre lungo il rio di Santa Maria Maggiore, nel quartiere di San Nicolò dei Mendicoli a Dorsoduro, si affaccia una costruzione secentesca oggi divisa in abitazioni: era il palazzo dei Rizzo, ricchissimi orefici di Rialto che nel 1687 — pagando — furono ammessi al patriziato veneziano, e tanto vi lasciarono il segno che il ponte vicino, prima «delle Procuratie», si chiama ancora Ponte de Cà Rizzi e porta sulla sponda opposta, verso la Cazziola.

  55. Fondamenta San Marco (Dorsoduro)

    Una riva del rio dei Tentor — detto anche della Madonna, e chiamato così dalle tintorie che vi lavoravano — nel cuore operaio della Dorsoduro occidentale, in parrocchia di Santa Maria Maggiore.

  56. Fondamenta dei Cereri

    La Fondamenta dei Cereri, in Dorsoduro lungo il rio di Santa Maria Maggiore — che a monte diventa Rio del Tentor, dalle tintorie che vi si affacciavano — conserva il nome dell’arte dei cereri, i fabbricanti di candele: qui e nel vicino Ponte della Cereria — nome trapiantato nel 1933 sul ponte nuovo del Rio Novo — avevano le botteghe i maestri della cera.

  57. Fondamenta Rossa

    La Fondamenta Rossa corre lungo il rio Briati in Dorsoduro, nella contrada dei Carmini, non lontano da Campo Santa Margherita.

  58. Palazzo Zenobio

    Sul Rio dei Carmini, a due passi dal Ponte del Soccorso, Palazzo Zenobio è una solida e ricca dimora di fine Seicento, eretta su progetto di Antonio Gaspari per i patrizi Zenobio, «amici delle arti e degli studi»: qui visse e lavorò Luca Carlevaris, tanto da restare noto come il pittore «di Cà Zenobio», e anche il Lazzarini vi dipinse un soppalco.

  59. Palazzo Foscarini

    Di fronte alla chiesa dei Carmini, sul rio di Santa Margherita, questa grandiosa costruzione — riedificata nel Seicento e ampliata nella prima metà del Settecento — fu la dimora del ramo dei Foscarini che diede a Venezia uno dei suoi ultimi dogi: Marco Foscarini, procuratore di San Marco, bibliotecario della Marciana e storiografo ufficiale della Repubblica, eletto doge nel 1762 e morto pochi mesi dopo, nel marzo 1763.

  60. Casa di Otello

    Sul Campo dei Carmini, al civico 2615, Venezia conserva la casa del Moro: un’antica abitazione gotica dei Guoro, che l’avevano ereditata dai Civran, che la tradizione chiama da secoli «Casa di Otello».

  61. Il Complesso dei Carmini

    Tra Campo Santa Margherita e il quieto Campo dei Carmini si allinea un complesso che racconta sette secoli di devozione veneziana: la chiesa di Santa Maria del Carmelo, detta dei Carmini, e la sua Scuola Grande.

  62. Campo Santa Margherita

    Campo Santa Margherita è il salotto di Dorsoduro e uno dei campi più larghi e vissuti di Venezia: al mattino banchi del pesce e fruttivendoli, bambini che giocano e anziani sulle panchine; al tramonto gli studenti di Ca’ Foscari e dello Iuav che si rovesciano tra i bacari — come un secolo fa si riunivano qui i circoli socialisti e i poeti scapigliati.

  63. Scuola dei Varotari

    In mezzo a Campo Santa Margherita, tra i banchi del mercato e i tavolini dei bar, c’è un edificio che sembra piantato lì per caso: piccolo, isolato da ogni lato, con le finestre ad arco e un rilievo murato sulla facciata: la Madonna della Misericordia che apre il manto, col Bambino in una mandorla sul petto.

  64. La Chiesa di San Pantalon e l'Illusione del Fumiani

    Dal campo, San Pantalon sembra una chiesa dimenticata a metà: una parete di mattoni grezzi, senza facciata, che non promette nulla.

  65. Il Campiello Angaran e il Medaglione dell'Imperatore Bizantino

    Il Campiello Angaran è una piccola pausa nel tessuto fitto di Dorsoduro, a pochi passi da San Pantalon.

  66. Calle San Pantalon

    La calle costeggia una parrocchia antichissima.

  67. Crosera San Pantalon

    «Crosera» è una delle parole più rare della toponomastica veneziana: indica una strada che incrocia, che taglia il tessuto delle calli — e questa, a Dorsoduro, collega il Campiello Angaran con la Calle Larga, costeggiando il fianco della chiesa di San Pantalon.

  68. Ca' Foscari

    Ca’ Foscari sembra fatta per essere vista dall’acqua.

  69. Palazzo Secco-Dolfin

    Sul rio di Ca’ Foscari, a due passi da San Pantalon, Ca’ Dolfin — o Palazzo Secco Dolfin — nasconde dietro la facciata barocca «alla romana», tutta bianca pietra d’Istria, uno dei grandi saloni di festa di Venezia: qui i fratelli Dolfin fecero dipingere a Giambattista Tiepolo, tra il 1725 e il 1729, dieci tele con storie della Roma repubblicana — vendute nel 1872 per seimila lire e oggi disperse tra l’Ermitage di San Pietroburgo, il Metropolitan di New York e il Kunsthistorisches di Vienna — e qui nel 1709 si festeggiò il re di Danimarca Federico IV in una delle feste più memorabili del secolo.

  70. Campiello degli Squellini

    Un campiello silenzioso di Dorsoduro, a due passi da Ca’ Foscari, che deve il suo nome a un mestiere scomparso: gli «squelini», o scudeleri, erano i fabbricanti di scodelle — piatti, boccali, pentole e stoviglie di maiolica e terracotta — e qui, sotto i tuoi piedi, avevano le loro fornaci — tanto che il Sabellico, a fine Quattrocento, registrava il posto in latino come Figulorum area: la piazza dei vasai.

  71. Calle delle Botteghe

    La strada dei negozi per antonomasia: Venezia ha decine di calle intitolate a un mestiere — del Forner, del Tintor, dei Botteri — ma «de le Botteghe» in tutta la città ce ne sono solo due — l’altra è a San Barnaba, in Dorsoduro —, segno che qui la concentrazione di rivendite era speciale.

  72. Ca' Rezzonico

    Ca’ Rezzonico sembra un palazzo nato tutto d’un fiato, ma è il risultato di un secolo di ambizione veneziana.

  73. Il Ponte dei Pugni

    Sul rio di San Barnaba, a due passi dal campo, il Ponte dei Pugni fu per secoli il teatro delle più spettacolari risse popolari di Venezia: qui le fazioni rivali dei Castellani e dei Nicolotti si affrontavano a pugni, cercando di gettare gli avversari nel canale.

  74. Campo San Barnaba

    Uno dei campi più scenografici di Dorsoduro, sul percorso che dal Ponte dell’Accademia scende verso Piazzale Roma: davanti scorre il rio con la barca della frutta ormeggiata, dietro svetta uno dei campanili più antichi della città, e tutto il lato meridionale è occupato dalla facciata neoclassica della chiesa di San Barnaba, che la leggenda fa fondare dalla famiglia Adami nell’809, fu distrutta dal grande incendio del 1105, riconsacrata nel 1350 da due vescovi insieme e rifatta nel 1749 su disegno di Lorenzo Boschetti.

  75. La Chiesa di San Barnaba

    La chiesa che chiude il campo di San Barnaba è più vecchia di quanto dica la sua facciata neoclassica: la fondarono nell’809 gli Adami (o Adorni), la distrusse il grande incendio del 1105, la rialzarono con le elemosine dei fedeli e la consacrarono nel 1350 due vescovi, Francesco Mociense dei Minori e Agnellino Sudense dei Predicatori e la parrocchia visse così fino alla soppressione napoleonica del 1810, quando il suo territorio passò ai Carmini.

  76. Fondamenta Lombardo

    La Fondamenta Lombardo corre lungo il rio del Malpaga, in parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio a Dorsoduro, tra San Barnaba e la Fondamenta de la Toletta.

  77. Chiesa delle Eremite

    In fondo alla fondamenta de le Romite, dove il rio curva verso la Giudecca, c’è una chiesa che quasi non si nota: una facciata sobria in linea con la fondamenta, una finestra termale, due finestrelle inferriate accanto alla porta.

  78. Fondamenta della Toletta

    Una riva di Dorsoduro che deve il nome a un ponte che non c’è più: un tempo, quando il rio non aveva attraversamenti in muratura, gli abitanti gettarono sull’acqua una passerella di piccole tavole — le «tolette» — e il nome è rimasto attaccato a tutto il canale, un nastro d’acqua di duecento metri fra il rio Malpaga e quello di San Trovaso.

  79. Il Ponte delle Maravegie e Palazzo Bollani

    Sul rio di San Trovaso, nell’antica parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio, il Ponte delle Maravegie — mattoni, bande di ferro ad archi gotici su colonnine d’Istria e tre stemmi scolpiti sul fianco — unisce la Fondamenta Toffetti alla Priuli, in una Dorsoduro ancora silenziosa e popolare.

  80. Palazzo Giustinian (già Basadonna-Priuli)

    Sulla Fondamenta Priuli, al civico 1012 di fronte a Palazzo Bollani, questo palazzo secentesco ha cambiato nome quasi a ogni proprietario: costruito nel Trecento per un ramo dei Contarini, fu comprato nel 1626 dai fratelli Basadonna che ne affidarono la modernizzazione a Baldassare Longhena — l’architetto della Salute — passò ai Priuli nel 1758 e infine ai conti Giustinian Recanati.

  81. Fondamenta Priuli

    La riva che corre sulla sponda orientale del rio di San Trovaso, verso l’imbocco sul Canale della Giudecca.

  82. Palazzo Contarini Corfù

    Sul Canal Grande tra Ca’ Rezzonico e il ponte dell’Accademia, all’imbocco del Rio di San Trovaso, Palazzo Contarini Corfù è la metà gotica di una delle coppie di palazzi più famose di Venezia.

  83. Palazzo Mocenigo Gambara

    Sul Canal Grande, tra i palazzi Contarini degli Scrigni e Querini alla Carità, di fronte a Palazzo Giustinian Lolin, Palazzo Mocenigo Gambara si riconosce per il fronte austero e volutamente asimmetrico: costruito verso la metà del Seicento al posto di un edificio cinquecentesco — forse disegnato da Mauro Codussi e documentato nelle incisioni — fu la dimora dei Mocenigo e vi nacque l’ammiraglio Lazzaro, eroe della guerra di Candia.

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