Un percorso a piedi con 80 tappe, da Piazza San Marco a Chiesa di San Bartolomeo.
Le tappe
- Piazza San Marco
È l’unico spazio di Venezia chiamato «Piazza» — tutti gli altri sono campi — perché unica voleva essere anche nel nome.
- Torre dell'Orologio di Venezia
Nel 1493 il Senato della Serenissima decise che Venezia meritava un orologio nuovo: quello vecchio, in una nicchia della Basilica, non aveva nemmeno il quadrante e le ore si sentivano solo a orecchio, con i rintocchi di campana.
- La Vecia del Morter
Il 15 giugno 1310 Venezia rischiò di cambiare padrone.
- Merceria dell'Orologio
L’ultimo tratto della Marzaria — la spina commerciale che unisce Rialto a San Marco — è la Merceria dell’Orologio: parte sotto l’arco della Torre dell’Orologio, porta monumentale della piazza, e muore in Campo San Zulian.
- Campo San Zulian
Un campo piccolo e sempre pieno di passaggio, a metà Merceria tra Piazza San Marco e Rialto: Campo San Zulian deve il nome alla chiesa che gli sta in mezzo e lo divide dal campiello omonimo.
- Chiesa di San Giuliano
Sulla Merceria, a pochi passi dall’Arco dell’Orologio, San Giuliano - San Zulian in veneziano - è una chiesa di antichissima fondazione: la cronaca del doge Andrea Dandolo la pone all’832 — altri la vogliono fondata verso l’829 da Giovanni Marturio, che reggeva lo stato durante l’esilio del doge Partecipazio — e il primo documento certo è del 1061; dedicata al martire Giuliano della Tebaide, fu chiesa plebana del clero ducale marciano fino al 1804.
- Merceria San Zulian
La Merceria di San Giuliano — Marzaria San Zulian — è il tratto centrale fra Campo San Zulian e il Ponte dei Bareteri: un rettilineo senza calle laterali, con una fila ininterrotta di vetrine.
- Casino Venier
Al civico 4939 delle Mercerie, dietro il Ponte dei Baretteri, una porticina anonima sopra il Sotoportico delle Acque nasconde uno dei gioielli meglio conservati della Venezia del Settecento: il Casino Venier, il ridotto privato del procuratore Federico Venier, affidato alla moglie Elena Priuli, nobildonna colta e raffinata.
- Mercerie di Venezia
Le Mercerie — la ’Marzaria’ dei veneziani — sono la via più animata e tipica della città: per secoli furono la strada più rapida che univa San Marco a Rialto, i due centri vitali della Serenissima, divisa in tre tronconi: dell’Orologio, di San Giuliano e di San Salvatore.
- Calle dei Stagneri
Breve calle commerciale nel sestiere di San Marco, tra le Mercerie e campo de la Fava, a due passi da campo San Bartolomeo: una delle viuzze più frequentate del centro, incrociata dalle calli del Sabbion e del Calice.
- Palazzo Giustinian-Faccanon
A due passi dal ponte di Rialto, sul rio della Fava, si affaccia uno dei gotici più maestosi di Venezia: Palazzo Giustinian-Faccanon — attenzione ai cognomi, di case Giustinian la città ne conta parecchie, dai «Vescovi» di Dorsoduro a Ca’ Giustinian dell’albergo Europa — eretto nella seconda metà del Quattrocento, quando i Calendari finivano il cantiere del Palazzo Ducale.
- Palazzo Gussoni (Rio della Fava)
Dal Ponte della Fava, sulla riva sinistra del rio, si specchia nell’acqua una delle facciate rinascimentali più eleganti di Venezia: Palazzo Gussoni, detto anche Algarotti, costruzione di fine Quattrocento attribuita a Pietro Lombardo e alla sua scuola.
- Chiesa di Santa Maria della Fava
A due passi da Rialto, nel piccolo campo omonimo, la chiesa di Santa Maria della Fava custodisce uno dei salotti più eleganti del Settecento veneziano.
- Chiesa di San Lio
Nel piccolo campo a metà strada fra Rialto e San Zaccaria sorge San Lio, una delle chiese più antiche di Venezia: la fondò nel IX secolo la famiglia Badoer dedicandola a santa Caterina, e nel 1054 fu intitolata a papa Leone IX - San Lio in veneziano - che nel concilio romano aveva protetto la causa del patriarcato di Grado contro il patriarca di Aquileia Gotebaldo — e che, venuto a Venezia, aveva concesso privilegi alla basilica ducale e ad altre chiese.
- Calle Carminati
Una breve calle che si stacca da Campo San Lio, nel sestiere di Castello, accanto alla chiesa di San Lio, e corre verso nord fino al Rio del Piombo, dove il Ponte del Pistor la raccorda a Calle del Pistor.
- Ponte e Calle del Pistor
Ponte e Calle del Pistor prendono il nome dalla bottega di un pistor — venditore di pane, prestinaio in dialetto — che un tempo si trovava ai piedi del ponte, presso San Lio. Il ponte, in pietra con bande in ferro a meandri e cerchi, scavalca il rio del Piombo — che nel Cinquecento si chiamava ancora del Brusa Piombo, dal fonditore di piombo che vi stava, e nei necrologi sanitari compare una Pasqueta, figlia di un certo Domenego brusapiombo, morta nel 1559 — collegando Calle Carminati a Calle del Pistor, tra la parrocchia di San Lio e quella di Santa Marina; un recente negozio di pasticceria gli ha fatto guadagnare anche il nome di ’ponte de le Paste’.
- Corte del Fontego
Un sottoportico nel fianco di Corte dei Specchieri si infila in uno degli angoli più antichi e meno toccati del quartiere: Corte del Fontego — detta anche di Ca’ Quartier, dal palazzo che i mercanti di seta Quartieri vi fabbricarono nella seconda metà del Trecento — un cortiletto chiuso dove sopravvivono costruzioni tardogotiche del Tre-Quattrocento: archi, portici bassi, il disegno di una Venezia a corte che altrove è sparita.
- Calle Scaletta
Un sotoportego e una calle stretta nel cuore di Santa Marina, a due passi dal Milion.
- Campo di Santa Marina
Campo Santa Marina è uno dei campi più quieti del sestiere di Castello, un salotto di case colorate, tavolini e vera da pozzo a pochi passi dai Miracoli e da Rialto.
- Ponte del Cristo
Tra Campo Santa Marina e la Calle del Cristo, il Ponte del Cristo scavalca il rio di Santa Marina in una delle confluenze più pittoresche di Castello, dove tre canali si incontrano sotto un gruppo di palazzi antichi.
- Palazzo Marcello-Pindemonte-Papadopoli
All’angolo sulla confluenza dei rii di Santa Marina, il grande Palazzo Marcello-Pindemonte-Papadopoli custodisce tre secoli di storia patrizia in un solo cognome triplo: qui gli Anzelieri, mercanti venuti da Lucca, avevano tirato su la prima casa — Giovanni Marcello, il padre del doge, ci abitava già — e il doge Nicolò acquistò il fondo nel 1474, l’ultimo anno del suo dogado; nel Seicento la facciata sul rio fu rifatta in forme monumentali attribuite a Baldassare Longhena — o a Francesco Contin; nel 1701 arrivarono i Pindemonte, famiglia di storici e poeti, e nel 1808 i Papadopoli, banchieri greci di Corfù che vi accumularono una biblioteca e una raccolta di stampe leggendarie.
- Fondamenta Sanudo (già delle Erbe)
Tra i Miracoli e San Canciano, questa breve fondamenta si chiama Sanudo ma per secoli fu «delle Erbe», dagli stazzi dove si vendevano gli erbaggi.
- Palazzo Soranzo Van Axel Barozzi
All’angolo fra il Rio della Panada e il Rio di San Canciano, in fondo alla Fondamenta Sanudo, Palazzo Soranzo-Van Axel è uno dei più cospicui edifici archiacuti di Venezia — eppure sfuggì alle guide fino all’Ottocento.
- Calle Castelli
Una calle quieta di Castello, alle spalle del Campo dei Miracoli, che porta il nome di una famiglia che veneziana non era nemmeno.
- Chiesa di Santa Maria dei Miracoli
Nel piccolo campo raccolto fra due rami del rio dei Miracoli si apre uno dei gioielli più puri del Rinascimento veneziano: la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, rivestita di marmi policromi come uno scrigno.
- Ponte dei Miracoli
Il Ponte dei Miracoli unisce la Calle dei Miracoli al Campo omonimo, sul rio che prolunga quello di San Lio fino al rio di Ca’ Widmann, nel punto dove l’acqua accarezza il fianco della chiesa di Santa Maria dei Miracoli.
- Calle dei Miracoli
Tutti corrono alla chiesa dei Miracoli, lo scrigno di marmi dei Lombardo — ma il miracolo cominciò qui, in questa calle stretta tra il campo e Santa Maria Nova.
- Campo di Santa Maria Nuova
Appena oltre la chiesa dei Miracoli si apre Campo Santa Maria Nuova, uno slargo luminoso e quotidiano di Cannaregio che custodisce una assenza: qui sorgeva l’antichissima chiesa parrocchiale di Santa Maria Nova, fondata secondo la tradizione nel 971, ricostruita più volte e demolita nel 1852 — di lei restano i disegni del Visentini e le opere disperse nei musei.
- Palazzo Bembo-Boldù
Al margine orientale di Campo Santa Maria Nuova si erge Palazzo Bembo-Boldù, severa fabbrica quattrocentesca in gotico arcaico.
- Palazzo Widmann-Foscari
Dal Ponte Widmann si scorge la facciata seicentesca di Palazzo Widmann-Foscari, affacciata sul rio di San Canciano, qui chiamato anche rio de Ca’ Widmann.
- Palazzo Loredan ai Miracoli
A piè del Ponte Widmann, in angolo sul rio che scorre dietro Santa Maria dei Miracoli, si affaccia Palazzo Loredan, costruzione cinquecentesca dal bel portale d’ingresso al civico 6059.
- Sottoportico del Magazen
A pochi passi da Santa Maria dei Miracoli, ai piedi del Ponte Widmann, questo passaggio di Cannaregio corre sotto le case fino alla Fondamenta Widmann, tra il palazzo dei ricchi mercanti venuti dalla Carinzia e il Ponte del Piovan.
- Ponte del Piovan (del Volto)
Un piccolo ponte di mattoni e pietra sul rio de Ca’ Widmann — il tratto del rio di San Canciano che i veneziani chiamano dal palazzo che lo domina — tra la Fondamenta del Piovan e Calle Larga Giacinto Gallina, alle spalle di campo Santa Maria Nova, a due passi dalla chiesa dei Miracoli.
- Calle Larga Giacinto Gallina
Una delle vie più larghe del sestiere corre da Campo Santa Maria Nova verso Campo Santi Giovanni e Paolo: è Calle Larga Giacinto Gallina, dedicata al commediografo veneziano che nell’Ottocento raccolse l’eredità di Goldoni.
- Ponte Panada
Il Ponte Panada, in pietra con bande in mattoni — restaurato nel 1996 — scavalca il rio omonimo tra la Calle del Piovan e la Calle Larga Giacinto Gallina, sul confine antico tra le parrocchie di San Canciano e Santa Maria Nova.
- Calle della Testa
Calle del sestiere di Castello, ai confini con Cannaregio, a ridosso dei Santi Giovanni e Paolo e della Scuola Grande di San Marco: una via lunga e quasi diritta che parte dalla Calle delle Erbe e sbuca verso le Fondamente Nove, punteggiata di stemmi in pietra d’Istria murati sulle case.
- Casa Grifalconi
In Calle della Testa, a due passi dal campo di San Zanipolo, un grande portale gotico del Trecento immette in un sottoportico e poi in una delle corti più belle di Venezia.
- Ponte del Cavallo
Sul Rio dei Mendicanti, all’imbocco di Campo Santi Giovanni e Paolo — sul confine tra Cannaregio e Castello — si appoggia un ponte di mattoni e pietre con le bande in laterizio e due mascheroni per lato.
- Monumento al Colleoni
Il Campo dei Santi Giovanni e Paolo — ’San Zanipolo’ per i veneziani — è, dopo Piazza San Marco, il più monumentale della città: da qui passavano le salme dei dogi e dei dignitari per le estreme onoranze nella grande chiesa, e qui la folla si raccoglieva per le cerimonie solenni, come quando nel 1782 papa Pio VI la benedisse da una loggia eretta contro la Scuola di San Marco.
- Scuola Grande di San Marco
Su campo Santi Giovanni e Paolo si affaccia la facciata più romana del Rinascimento veneziano: quella della Scuola Grande di San Marco, una delle sei Scuole Grandi — così chiamate per la cospicuità delle rendite impiegate in esercizi religiosi e opere di beneficenza — e una delle confraternite laiche più antiche della città, nata nel Duecento dal movimento dei flagellanti e trasferita qui nel 1437, accanto alla basilica domenicana.
- Basilica dei Santi Giovanni e Paolo
San Zanipolo non è soltanto una grande chiesa gotica: è il luogo in cui Venezia mise in scena la propria memoria politica.
- Fondamenta dei Mendicanti
La fondamenta che costeggia il rio dietro la Scuola Grande di San Marco è uno dei bordi d’acqua più intensi di Venezia: da un lato il grande complesso dell’ex ospedale dei Mendicanti — oggi l’Ospedale Civile, dove i veneziani nascono e si curano da due secoli — dall’altro, a sorpresa, due squeri, i cantieri dove si costruiscono e si riparano ancora le gondole, col profumo del legno e della pece che arriva fino al ponte.
- Chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti
Affacciata sul rio che le dà il nome, alle spalle della Scuola Grande di San Marco, la chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti chiude idealmente sette secoli di assistenza veneziana: dal primo ricovero di Dorsoduro, la corte ai Santi Gervasio e Protasio dove nel 1225 si raccolsero i lebbrosi — la lebbra, portata dalle navi di ritorno dalla Siria, si chiamava «mal di San Lazzaro» — all’isola-lazzaretto del 1262, fino all’ospizio creato qui nel 1500 dopo le bonifiche per San Zanipolo.
- Palazzo Merati
Ai piedi del Ponte dei Mendicanti, dove il rio si apre sulla laguna nord, Palazzo Merati allunga la sua facciata lungo le Fondamenta Nuove, selciate nel 1589 sotto il doge Pasquale Cicogna: un complesso seicentesco di edifici gemelli legati da cavalcavia, comprato dai Merati nel 1690.
- Fondamente Nuove
Le Fondamente Nove — nel nome più antico, Fondamente Nuove — sono la passeggiata che disegna il limite settentrionale di Venezia: una riva ininterrotta che corre per quasi un chilometro tra Cannaregio e Castello, dalla Sacca della Misericordia a Santa Giustina.
- Chiesa di Santa Maria del Pianto
All’estremità delle Fondamente Nove, dove Venezia guarda le isole del nord, un alto muro nasconde una delle chiese più singolari della città: chi passa in barca vede appena il tamburo ottagonale affiorare sopra il giardinetto.
- Palazzo Corniani Algarotti
Tra le Fondamenta Nuove e Calle Larga dei Boteri, nel Cannaregio popolare che guarda verso Murano, Palazzo Corniani Algarotti è una dimora cinquecentesca che deve la sua fama a un inquilino straordinario: Francesco Algarotti, lo scrittore e critico d’arte che portò Newton nei salotti e i capolavori veneziani nelle collezioni dei re. La famiglia Algarotti comprò il palazzo nel 1720 e lo modernizzò, forse affidandosi a Tommaso Temanza; il poggiolo sul cortile finì addirittura in un trattato d’architettura inciso da Antonio Visentini.
- Palazzo Donà
Sulle Fondamente Nuove, la lunga riva settentrionale aperta sulla laguna, spicca la facciata severa di Palazzo Donà dalle Rose: bugnato liscio di pietra d’Istria, portone a sesto acuto, e dietro la soglia un tesoro inatteso — due colossali fanò, le lanterne di poppa in legno dorato che la tradizione vuole venute dalla galea dei Donà a Lepanto.
- Calle delle Tre Croci
Tre croci nel nome, una sola nella realtà — e forse nemmeno quella: questa calle di Cannaregio scende dalle Fondamente Nuove verso San Canciano, nella vecchia contrada dei Birri, che non era una famiglia ma un canale: la Biria, forse corruzione di Bierum, il corso d’acqua che muoveva i molini, sepolta oggi sotto il Rio terà dei Birri.
- Calle dei Botteri
Su questa calle di Cannaregio, all’ultimo lembo della Venezia cinquecentesca, abitava la casa dove Tiziano Vecellio visse quarantacinque anni e morì nel 1576 — ma il nome della strada è più vecchio del pittore e racconta un altro mondo: quello dei boteri, i maestri che costruivano botti, tini e bottiglie per il vino e l’olio di tutta la città.
- Casa di Tiziano
Tra Campo del Tiziano e la Calle dei Botteri di Cannaregio, all’estremo limite settentrionale della Venezia cinquecentesca, sorge la casa in cui Tiziano Vecellio visse per quarantacinque anni, dal 1531 fino alla morte nel 1576.
- Calle della Pietà
Calle de la Pietà attraversa la contrada dei Birri, poco a nord di San Canciano, fino al rio omonimo e al ponte drio la Pietà.
- Corte e Ramo della Carità
Attenzione al nome: questa Carità non è quella dell’Accademia, a Dorsoduro, ma una corte e un ramo in Birri, a San Canciano, a un passo dal Campo di Tiziano — una corte chiusa, di quelle dove Venezia si apre a sorpresa e si richiude subito dopo.
- Calle dei Cordoni
Calletta del sestiere di Cannaregio, nella contrada di San Canciano in Birri, nel quartiere popolare che si distende tra campo Tiziano, corte della Carità e corte Battagia, verso il rio dei Santi Apostoli.
- Calle dei Volti
Nel dedalo di viuzze alle spalle di Campo dei Gesuiti, il nome non viene da una famiglia né da un mestiere: i «volti» sono gli archi che congiungono le case ai due lati della calle, sostenendole a vicenda — un toponimo che Venezia ha ripetuto più volte, e che qui sopravvive al plurale perché gli archi erano parecchi.
- Calle del Fumo
Nascosta nel cuore dei Biri, tra San Canciano e le Fondamente Nove, questa calle deve il nome a un’industria sporca e preziosa: una fabbrica di nerofumo, la polvere nera e grassa che si raccoglieva bruciando sostanze ricche di carbonio.
- Campiello del Pestrin
Ti sembrerà di esserti perso, ed è l’effetto giusto: il Campiello del Pestrin è un fazzoletto di quiete nascosto nel dedalo di Cannaregio, a due passi dalle Fondamenta Nove.
- Calle Varisco
Calle Varisco ha un primato: con i suoi 53 centimetri è la calle più stretta di Venezia, e una delle più strette d’Europa.
- Calle Bardi
Calletta del sestiere di Cannaregio, nella contrada di San Canciano: un vero dedalo di viuzze che i documenti antichi chiamano «in Birri», dal canale Biria che un tempo attraversava la zona.
- Ponte Ramo e Calle Noris
Un ponte, una calle e un ramo portano lo stesso cognome qui in Birri, la contrada dietro San Canciano.
- Calle Campiello Crosetta
Calle e campiello nel sestiere di Cannaregio, nella contrada di San Canciano, in quel dedalo di viuzze popolari che si stende tra calle dei Bardi, calle del Campaniel e corte Battagia, a ridosso del rio dei Santi Apostoli.
- Calle del Campaniel
Calletta del sestiere di Cannaregio che conduce al campiello di San Canciano, oggi intitolato a Bruno Crovato, e alla chiesa omonima.
- Chiesa di San Canciano
Nel cuore quieto del suo campiello a Cannaregio, San Canciano custodisce la memoria dei profughi di Aquileia fuggiti dalle invasioni: dedicata ai fratelli martiri Canzio, Canziano e Canzianilla e al loro precettore Proto, uccisi nel 304, fu fondata secondo la tradizione nell’864 e consacrata il 20 maggio 1351 dal vescovo di Jesolo.
- Ponte di San Canciano
Tredici gradini dal Campo di San Canciano e sette verso la Calle della Malvasia: il ponte di San Canciano, in Cannaregio, passa sul rio dei Santi Apostoli appoggiando la sua base nel pianterreno di un palazzo, dove due vecchi uncini di ferro aspettano la mano dei passanti — toccarli porta fortuna, giura la tradizione.
- Campiello Flaminio Corner
Una piazzetta di Cannaregio che non è nata da un campo antico: il Campiello Flaminio Corner fu aperto nel 1863 demolendo un blocco di case, dentro il cantiere lungo mezzo secolo che ha scavato Strada Nova, la direttrice che oggi collega la stazione a Rialto.
- Ponte San Giovanni Crisostomo
Un ponte di pietra dagli scalini larghi e dal parapetto di ferro, sul rio di San Giovanni Crisostomo, tra il campo omonimo e un campiello intitolato a Flaminio Corner — lo storico settecentesco delle chiese veneziane, autore delle monumentali Ecclesiae Venetae.
- Campo San Giovanni Crisostomo
Uno dei campi più piccoli di Venezia, incastrato tra la chiesa e le case dietro Rialto: Campo San Giovanni Crisostomo è poco più che il sagrato della chiesa del Codussi, così stretto che la facciata non si riesce a guardare di fronte.
- Chiesa di San Giovanni Crisostomo
A pochi passi da Rialto, nel piccolo campo che si apre fra la Strada Nova e San Bortolomio, San Giovanni Crisostomo è un gioiello compatto del Rinascimento veneziano: sorta nel 1080 come Santa Cecilia e distrutta nel grande incendio del 1475 - lo stesso che bruciò la casa dei Polo nella vicina Corte del Milion - fu rifatta dal 1495 su progetto di Mauro Codussi — e il nuovo titolo le venne da una rara reliquia di Giovanni Crisostomo, il patriarca di Costantinopoli detto «bocca d’oro» per la sua oratoria, giunta in laguna dall’Oriente — sua ultima opera, completata dal figlio Domenico verso il 1525.
- Calle del Cagnoletto
Un passo dietro la chiesa di San Giovanni Crisostomo si apre questa calle, «larga» per gli standard veneziani, che porta un nome da leggenda marinara.
- Calle e Corte Morosini
Un ingresso buio e stretto, e poi la sorpresa: uno dei cortili medievali meglio conservati di Venezia, a due passi dalla folla di Rialto eppure silenzioso come un chiostro.
- Teatro Malibran
Il Teatro Malibran è il più antico teatro di Venezia ancora in attività: i fratelli Grimani lo costruirono dal 1674 e lo aprirono a carnevale del 1678 col nome di Teatro San Giovanni Grisostomo, sulle ceneri delle case dei Polo distrutte dal grande incendio del 1597 — e sul prospetto esterno sopravvivono ancora gli arconi veneto-bizantini di quel mondo scomparso.
- Case dei Polo (Corte Seconda del Milion)
Oltre il sotoportego del Milion si apre una delle corti più segrete di Venezia: qui stavano le case dei Polo, la famiglia di mercanti che diede alla città il suo viaggiatore più famoso.
- Palazzo Bragadin Carabba
Sul Rio di San Lio, tra il Ponte del Teatro e Campo Santa Marina, questa è una delle facciate tardogotiche meglio conservate di Venezia: una quadrifora con lo stemma e le teste marmoree della famiglia Bragadin e un portale bugnato firmato da Michele Sanmicheli nel 1542, un inserto rinascimentale volutamente a contrasto con la grazia gotica delle finestre.
- Fondamenta del Dose
La Fondamenta del Dose corre lungo il rio di Santa Marina, nel sestiere di Castello, tra Campo Santa Marina e Santa Maria Formosa: un canale quieto, chiuso tra case alte e ponti di pietra.
- Calle del Paradiso
Pochi passi da San Lio si entra in un angolo di Venezia fermo al Medioevo: Calle del Paradiso, stretta e buia, con le case ancora coperte dai tetti di legno sporgenti sui barbacani — le travi aggettanti che allargavano le stanze senza rubare spazio al passaggio.
- Salizada San Lio
Nel sestiere di Castello, la Salizada San Lio è una delle direttrici storiche tra Rialto e Piazza San Marco: ’salizada’ significa lastricata, e le strade che portano questo nome furono le prime a ricevere la pavimentazione in pietra, quando il resto della città camminava ancora sul cotto o sulla terra.
- Ponte Sant'Antonio
Ponte di confine e ponte di santo: dove la Salizada San Lio incontra la Calle della Bissa, sul rio de la Fava, il Ponte Sant’Antonio lega il sestiere di Castello a quello di San Marco: pietra e mattoni, con bande di ferro ad archi gotici sostenute da colonnine d’Istria.
- Calle della Bissa
Dietro Campo San Bartolomeo, a due passi dal Ponte di Rialto, tra le vecchie contrade di San Leone e di San Bartolomeo, si apre una delle calli più tortuose e meglio conservate di Venezia: la Calle de la Bissa.
- Campo San Bartolomeo
Questo è il cuore commerciale di Venezia, il punto dove si incrociano tutte le strade che contano: le Mercerie verso San Marco, il Ponte di Rialto, il Fondaco dei Tedeschi, la Strada Nova.
- Chiesa di San Bartolomeo
A ridosso del Ponte di Rialto, quasi inghiottita dall’edilizia del mercato, San Bartolomeo è la chiesa invisibile del centro di Venezia: fondata nell’840 come San Demetrio martire di Tessalonica — per il Sansovino opera di Marco Orseolo e del figlio Bartolomeo, poi rifatta a tre navate dalle famiglie Salonesi, Belegna e Vallarella — rinnovata sotto il doge Domenico Selvo nel 1170 e dedicata all’apostolo, e sede di sedici scuole e confraternite, fu il punto di riferimento spirituale dei mercanti tedeschi del vicino Fontego — che qui — per iniziativa di Cristoforo Foscari, dice il Sansovino — commissionarono a Dürer la Festa del Rosario, oggi a Praga, mentre Sebastiano del Piombo dipingeva per lei le portelle d’organo finite all’Accademia.