Un percorso a piedi con 57 tappe, da Piazza San Marco a Piscina del Forner.
Le tappe
- Piazza San Marco
È l’unico spazio di Venezia chiamato «Piazza» — tutti gli altri sono campi — perché unica voleva essere anche nel nome.
- Porticato dell'Ala Nuovissima Napoleonica
Il lato corto di Piazza San Marco, di fronte alla Basilica, è chiuso dall’Ala Nuovissima, detta Napoleonica.
- Calle Seconda dell'Ascensione
Dall’Ala Napoleonica della Piazza una calletta scende verso San Moisè, parallela alla più trafficata Calle Larga: è la Calle Seconda dell’Ascensione, e il suo nome è la lapide di una chiesa scomparsa.
- Calle del Ridotto
Un nome che è tutto un programma: questa stretta calle dietro San Moisè si chiama “del Ridotto” perché qui, nel Seicento, la Serenissima concentrò il gioco d’azzardo della città.
- Ca' Giustinian
Poco oltre il bacino di San Marco, affacciata sul Canal Grande, sorge una delle ultime facciate gotiche costruite a Venezia: Ca’ Giustinian, eretta intorno al 1471 per la potente famiglia che aveva dato alla città anche il suo primo patriarca, Lorenzo Giustiniani.
- La Chiesa di San Moise e il Ridotto
A due passi da Piazza San Marco, la chiesa di San Moisè sfoggia una delle facciate più discusse di Venezia: un trionfo barocco di marmi, statue e cenotafi che John Ruskin disprezzò come «manifestazione d’insolito ateismo».
- Calle Larga XXII Marzo
Una strada larga, dritta e porticata a due passi da San Marco: in una città di calli tortuose sembra quasi un errore — e infatti è una ferita voluta.
- Calle delle Ostreghe
Ostreghe, cioè ostriche: la calle, il ponte e la fondamenta sul rio de l’Alboro prendono probabilmente il nome dalla vendita di ostriche che si faceva qui presso, molluschi che arrivavano a Venezia già aperti nei cesti e si mangiavano per strada.
- Campo Santa Maria del Giglio e la sua Chiesa
Al fondo di Calle Larga XXII Marzo si apre il Campo di Santa Maria del Giglio — in veneziano Zobenigo, dal nome degli Iubanico che la fondarono nel X secolo.
- Palazzo Gritti
Di fronte alla Salute, all’imbocco del Campiello del Traghetto di Santa Maria del Giglio, Palazzo Pisani Gritti è una delle case più illustri del Canal Grande: costruzione arcaica del primo Quattrocento, un tempo aveva la facciata interamente affrescata — un’opera che le guide attribuivano perfino al Giorgione.
- Palazzo Venier
Al termine di Campo Santa Maria del Giglio, dove il campo si apre sul Canal Grande nel Campiello del Traghetto, sta un palazzo noto con due nomi: Palazzo Venier, dal cognome dei costruttori, e Palazzo Venier Contarini, o anche Marin Contarini, per i proprietari successivi.
- Campiello del Traghetto
L’ultimo tratto di Campo Santa Maria del Giglio verso il Canal Grande ha un nome che è un mestiere: Campiello del Traghetto, perché qui c’è ancora lo stazio delle gondole e uno degli ultimi traghetti a remi che attraversano il canale, fino alla Calle del Tragheto di San Gregorio.
- Palazzo Grimani
Su campo Santa Maria del Giglio, a un passo dal traghetto che scende al Canal Grande, il civico 2473 mostra una facciata di gusto lombardesco del Cinquecento: è Palazzo Grimani, casa di uno dei rami della grande casata che diede a Venezia dogi, cardinali e patriarchi.
- Palazzo Malipiero (della Feltrina)
Dietro la chiesa di Santa Maria del Giglio si apre un campiello minuscolo, uno di quei ripari segreti che Venezia regala a chi esce dalle rotte battute.
- Palazzo Corner della Ca' Grande
Sulla sponda destra del Canal Grande, tra la Casina delle Rose e il rio di San Maurizio, il Palazzo Corner della Ca’ Grande interrompe il ritmo delle case gotiche con una mole di pietra romana: bugnato rustico al piano terreno, ordini ionico e corinzio ai piani nobili, larghi terrazzi-loggia dove i vuoti prevalgono sui pieni.
- Palazzo Zaguri
A chiudere Campo San Maurizio verso est sta uno dei più bei gotici privati di Venezia: Palazzo Zaguri, che nacque come Palazzo Pasqualini tra la fine del Trecento e il Quattrocento, per volontà di una famiglia di ricchi mercanti di seta venuti da Milano.
- Campo San Maurizio
Un ampio campo di aristocratica quiete, a due passi da Santo Stefano eppure fuori dalle correnti turistiche: lo chiude a nord la facciata neoclassica della chiesa di San Maurizio, oggi sede del Museo della Musica, mentre ai lati si affiancano palazzi che raccontano secoli diversi — il tardogotico Palazzo Zaguri a est, i quasi gemelli Palazzi Molin e il cinquecentesco Palazzo Bellavite a ovest, la cui facciata fu dipinta dal Veronese e dove visse il poeta Giorgio Baffo, raccontato nella scheda del palazzo.
- La Chiesa di San Maurizio
Campo San Maurizio conserva un’intatta quiete aristocratica a pochi passi dalla folla di San Marco.
- Palazzo Bellavite
In Campo San Maurizio, al civico 2760, il palazzo classicheggiante che Dionisio Bellavite — mercante di farine e d’olio — fece alzare nel primo Cinquecento sul sito del vecchio campanile della chiesa — nel 1564 il Bellavite pagava ancora un livello a San Maurizio per quel campanile disfatto — ha un segreto che non si vede più: la sua facciata fu dipinta da Paolo Veronese — quattro storie colorate e due a chiaroscuro di storia romana, tra fregi di putti e figure allegoriche — e di quel ciclo non resta nulla, come di quasi tutte le facciate dipinte di Venezia.
- Palazzo Molin
Su Campo San Maurizio, in uno dei campi più ariosi di San Marco, Palazzo Molin è in realtà una coppia di edifici quasi gemelli del Quattrocento, ciascuno con la sua quadrifora ogivale al piano nobile.
- Palazzo Da Ponte
In Calle del Dose, a due passi da Campo San Maurizio e dal rio di Santo Stefano, spicca la ricca facciata classicheggiante e corretta — «non licenziosa», diceva il Fontana — di Palazzo Da Ponte, eretta nella seconda metà del Cinquecento per il doge Nicolò Da Ponte (1578-1585) e dagli eruditi ottocenteschi attribuita nientemeno che al Sansovino.
- La Casetta Rossa e lo Studio di Canova
Sulla riva del Canal Grande, tra l’Accademia e Santa Maria del Giglio, si nota subito una casina bassa tutta rossa, con un piccolo giardino che arriva fino all’acqua — una rarità assoluta sul canalazzo.
- La Scuola degli Albanesi
Su calle del Piovan, a due passi da campo San Maurizio, una facciata scolpita racconta la storia di un popolo in fuga: qui era la Scuola di Santa Maria e San Gallo degli Albanesi, la confraternita degli albanesi di Venezia — ’scola’, perché non era solo un luogo di culto, ma di incontro, studio e mutuo soccorso.
- Il Campo di Santo Stefano e il Monumento a Tommaseo
Campo Santo Stefano, che sulle targhe si chiama Campo Francesco Morosini, è uno dei campi più grandi di Venezia: una lunga piazza a forma di L che dal fianco gotico della chiesa di Santo Stefano corre fino a San Vidal e al Ponte dell’Accademia.
- Campo San Vitale
Campo San Vitale — che i veneziani chiamano più spesso Campo San Vidal — è un piccolo spiazzo di passaggio nel sestiere di San Marco, incastrato tra la vastità di Campo Santo Stefano e la testa del ponte dell’Accademia.
- La Chiesa di San Vitale
Superato il Ponte Vitturi, dove nacque nel 1481 Girolamo Miani — il soldato che liberò migliaia di orfani fondando i Somaschi — si apre il vivace Campo San Vitale, dominato dalla facciata neopalladiana di Andrea Tirali.
- Il Ponte dell'Accademia
Il Ponte dell’Accademia è uno dei quattro ponti sul Canal Grande e forse il belvedere più famoso di Venezia: dal culmine lo sguardo corre da un lato fino al Bacino di San Marco e alla mole della Salute, dall’altro alla «volta de Canal».
- Il Complesso della Carita e le Gallerie dell'Accademia
Tra il Ponte dell’Accademia e la sponda del Canal Grande si distende il complesso della Carità: chiesa, convento e sede della più antica delle sei Scuole Grandi di Venezia.
- Rio Terra Antonio Foscarini
Il Rio Terà Antonio Foscarini è il viale alberato che collega l’Accademia alle Zattere — ma fino all’Ottocento qui passava l’acqua: era il tratto nord del rio di Sant’Agnese, il canale dritto dal Canal Grande alla Giudecca.
- La Chiesa di Sant'Agnese
Sul Rio Terrà Antonio Foscarini - un canale interrato e trasformato in viale alberato, un tempo «rio terrà degli Alberetti» - la chiesa di Sant’Agnese è una delle più antiche di Venezia: fondata forse tra il IX e il X secolo da una famiglia Mellini — o per altri dai Molin — è documentata dal 1081, rinnovata dopo l’incendio del 1105 e consacrata nel 1321 — e lo Stringa, nel primo Seicento, ne ammirava gli undici altari ornati, prima che il benefattore Lodovico Bruzzoni la abbellisse ancora e un pievano rifacesse l’atrio.
- Rio Terra dei Gesuati
Si cammina sull’acqua, anche se non si vede: il Rio Terà dei Gesuati è un canale interrato — l’ultimo tratto del dritto rio de Sant’Agnese che dal Canal Grande correva fino al canale della Giudecca, tombato nel 1864.
- La Fondamenta delle Zattere e il Ponte della Calcina
La Fondamenta delle Zattere è il lungo e solare lungomare di Dorsoduro, disteso per oltre un chilometro lungo la sponda del Canale della Giudecca, da Punta della Dogana fino alla Stazione Marittima.
- La Chiesa dei Gesuati e la Visitazione
Sulle Zattere, in faccia al canale della Giudecca, si affiancano due chiese legate da una stessa storia: la piccola Santa Maria della Visitazione, la prima chiesa rinascimentale di Venezia, iniziata nel 1494, e la grandiosa Santa Maria del Rosario, detta dei Gesuati, eretta tra il 1726 e il 1736 da Giorgio Massari per i Domenicani subentrati ai soppressi Poveri Gesuati.
- La Bocca di Leone della Sanità
Le bocche di leone comparvero a Venezia dopo il 1310, quando la Repubblica represse la congiura di Bajamonte Tiepolo e decise di darsi occhi ovunque.
- Ponte Lungo
Là dove le Zattere incontrano la bocca del rio di San Trovaso, il Ponte Lungo collega le due metà della passeggiata più soleggiata di Venezia.
- La Chiesa di San Trovaso e lo Squero Storico
In un campo alberato e silenzioso di Dorsoduro sorge la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, che i veneziani chiamano da sempre San Trovaso: una storpiatura dialettale che ha fuso i due nomi in uno solo.
- Ponte della Calcina
Il Ponte de la Calcina scavalca il rio de San Vio dove la fondamenta incontra le Zattere, a metà strada tra i Gesuati e gli Incurabili: un ponte in pietra con la struttura in mattoni e le bande in ferro a rombi e cerchi sostenute da colonnine in pietra d’Istria.
- L'ex Ospizio degli Incurabili e il Canto delle Orfane
Lungo le Zattere, di fronte al Palladio del Redentore, si distende la lunga facciata bianca dell’ex Ospedale degli Incurabili: nato nel 1522 dall’iniziativa di due nobildonne, Maria Malipiero e Marina Grimani, che raccolsero in una casa le prime donne piagate, e organizzato da Gaetano da Thiene e Girolamo Miani per assistere i malati di sifilide — il «mal francese» che l’epoca considerava incurabile — divenne poi uno dei quattro grandi Ospedali veneziani, quelli in cui la carità si faceva musica.
- La Chiesa e la ex Scuola dello Spirito Santo
Lungo le Zattere, con la facciata rivolta al Canale della Giudecca, la chiesa dello Spirito Santo custodisce una storia movimentata: qui sorse nel 1483 il monastero delle monache agostiniane, famoso già nel Cinquecento per gli scandali documentati dal Tassini, e qui fu ricostruita la chiesa nel 1506, quando la fondamenta fu sistemata lungo il canale.
- Ponte dei Saloni
All’estremità orientale delle Zattere, dove la lunga passeggiata sul canale della Giudecca si avvicina ai Magazzini del Sale e alla Punta della Dogana, un piccolo ponte in pietra sul rio de la Fornace conserva il nome di «Saloni» — le vecchie carte lo chiamavano anche ponte de Cà Balà.
- I Magazzini del Sale e il Rio dei Catecumeni
Dove le Zattere si fanno più larghe, poco prima di Punta della Dogana, si allunga una delle facciate più possenti di Venezia: i Magazzini del Sale, i ’Saloni’ — i nove colossali depositi in cui la Serenissima accatastava l’oro bianco, il sale delle saline di Chioggia e Cervia che alimentava il commercio e la conservazione dei cibi di tutta la città.
- Rio Terra dei Catecumeni
Pochi passi dietro la basilica della Salute, questo rio terrà fu tracciato nel 1818 interrando il rio dei Catecumeni, che correva rettilineo dal rio della Salute verso il rio de la Fornace, fiancheggiato da due fondamente unite all’estremità dal Ponte dei Catecumini — oggi una targa ricorda l’interramento.
- Ponte dell'Umiltà
L’ultimo ponte delle Zattere prima della Punta della Dogana: scavalca il rio della Salute tra la fondamenta dei Saloni e la fondamenta de la Dogana, dove il canale della Giudecca si apre in tutta la sua larghezza.
- La Punta della Dogana e la Dogana da Mar
All’estremità di Dorsoduro, dove il Canal Grande incontra il Bacino di San Marco, si protende la Punta della Dogana: per secoli la porta doganale di Venezia, il punto dove ogni nave veniva controllata e tassata prima di entrare nel cuore della città.
- Campo della Salute
Questo non è un campo come gli altri: è una scenografia costruita per essere vista dall’acqua.
- La Basilica di Santa Maria della Salute
Il 22 ottobre 1630 il Senato veneziano fece un voto solenne: se la Vergine avesse liberato la città dalla peste che in diciotto mesi aveva ucciso quasi la metà degli abitanti, Venezia avrebbe eretto in suo onore la più bella chiesa mai costruita.
- Il Seminario Patriarcale e la Pinacoteca Manfrediniana
Accanto alla Basilica della Salute, dove Dorsoduro si affaccia sul Canal Grande, si allunga la facciata bianca e severa del Seminario Patriarcale: il palazzo che Baldassarre Longhena costruì tra il 1669 e il 1671 per i padri Somaschi, sull’area dell’antico monastero della Trinità.
- La Chiesa e l'Abbazia di San Gregorio
Sull’ultimo lembo di Dorsoduro, a ridosso di Punta della Dogana, il complesso di San Gregorio è fatto di due metà: la chiesa gotica in cotto che dà sul campo omonimo e, più verso il Canal Grande, ciò che resta dell’antica abbazia benedettina, col portale trecentesco e il chiostrino del 1342.
- Ramo, Calle e Campiello Barbaro
Un fazzoletto di quiete tra la Salute e la Collezione Guggenheim: Campiello Barbaro si apre all’ombra dei giardini di due palazzi celebri, Ca’ Dario e Palazzo Barbaro, e prende il nome proprio da quest’ultimo, al civico 351. I Barbaro erano una delle famiglie più antiche e illustri di Venezia: arrivati nel IX secolo, secondo la tradizione devono il nome a un Marco che nella spedizione del 1121 in Terrasanta strappò ai “barbari” il vessillo di San Marco.
- I Palazzi Barbaro
Subito dopo il Ponte dell’Accademia, sulla sponda destra del Canal Grande, si allinea uno dei palcoscenici più belli d’Europa: il gotico fiorito di Palazzo Cavalli-Franchetti e poi i Palazzi Barbaro, due corpi di fabbrica che racchiudono cinque secoli di storia.
- Palazzo Dario e Campiello Barbaro
Tra Palazzo Barbaro Wolkoff e il rio delle Torreselle, Ca’ Dario è il gioiello più sfaccettato del Canal Grande: una facciata rinascimentale tempestata di tondi e rotelle di marmi policromi, porfidi e serpentini — quasi ottanta medaglioni che luccicano come gemme — e dietro, affacciata sul silenzioso Campiello Barbaro, un’anima ancora gotica di archi trilobati, logge e camini a cono rovesciato.
- Calle San Cristoforo
Dal Ponte San Cristoforo — un ponte in pietra con bande di mattoni che unisce Campiello Barbaro alla calle scavalcando il rio de le Toresele — questa via di Dorsoduro porta verso la Fondamenta Venier e il Canal Grande.
- Palazzo Venier dei Leoni
In mezzo alla teoria di palazzi del Canal Grande, tra l’Accademia e la Salute, ne spicca uno diverso da tutti: basso, bianco, un solo piano — Palazzo Venier dei Leoni, il «palazzo nonfinito».
- Campo San Vio
Un campo con due lati sull’acqua, unico nel suo genere: a nord il Canal Grande, a ovest il rio di San Vio che lo collega al Canale della Giudecca.
- Palazzo Barbarigo
Palazzo Barbarigo è il palazzo che, dal vaporetto in Canal Grande, non passa mai inosservato: la sua facciata è un manto scintillante di mosaici vitrei che cattura il sole e lo restituisce all’acqua.
- Palazzo Loredan (ora Cini)
All’angolo tra il Canal Grande e il rio di San Vio, Palazzo Loredan Cini è in realtà l’unione di due edifici rinascimentali della seconda metà del Cinquecento: lo si legge ancora nei numeri civici, perché i due corpi rispondono al 732 e all’864, e nel ponticello privato che lega il portale d’acqua al campo.
- Piscina del Forner
Tra Campo San Vio e il Campo della Carità corre una delle viuzze più tranquille di Dorsoduro: la Piscina del Forner.