Sulla facciata dell’edificio accanto alla chiesa dei Gesuiti qualcuno, quattro secoli fa, ha inciso l’orgoglio di una categoria: due forbici aperte, scolpite dentro due ovati cavati nell’architrave delle finestre. È l’insegna dei Sartori, la corporazione dei sarti di Venezia, e quell’edificio — un pezzo dell’ex convento dei Crociferi — era la sede della loro scuola di devozione.