Sul muro, all’imbocco del sotoportego, c’è una targa in maiuscole fittissime che quasi nessuno si ferma a decifrare: «IN QVESTO CAMPO NELLA CLAVSVRA». È un bando del 1620: vietato giocare, tumultuare, gridare, dire parole oscene, «commeter disonestà», fare immondezze, e perfino mettere alberi, antenne e «qualsivoglia altra sorte di robe». Di questo avviso esistono due copie identiche murate nel campo: il padrone di casa non ammetteva eccezioni.